Nascita delle Carte Geografiche

La Nascita delle Carte Geografiche

I popoli pastori furono i primi a sentire la necessità di realizzare carte geografiche inerenti al territorio in cui vivevano così da regolarsi sul pascolo delle greggi. Come loro, anche i marinai e i pescatori si servivano di queste carte per venire a conoscenza dei mari più indicati per la pesca e i luoghi più adatti per attraccare con le barche.

In età preistorica esistevano già alcuni schizzi di carte geografiche che allora erano incise nel legno o scolpite nella pietra; non avevano nulla a che vedere con la precisione delle moderne carte ma erano comunque un punto di riferimento per le popolazioni dell'epoca.

L'Eufrate e i territori limitrofi furono scolpiti in una tavoletta d'argilla rinvenuta in Mesopotamia e risalente con ogni probabilità al 2000 a.C.: un piccolo cerchio indicava le città principali città e questa simbologia è tuttora adoperata nelle moderne carte geografiche.

Assai più fantasiosi erano i Polinesiani che usavano le conchiglie per indicare le isole e gli steli delle palme per rappresentare le rotte utili alla navigazione.

I Romani impiegarono circa venticinque anni per realizzare una carta che rivelasse il territorio del loro impero: appariva come una sorta di striscia larga una trentina di centimetri e lunga sette metri indicante le distanze in miglia tra un luogo e l'altro, le strade, le città e tutti i dettagli a esse relativi quali vie ed elenchi di luoghi.

Si tratta della Tavola peutingeriana studiata per la prima volta nel Cinquecento da Konrad Peutinger, un antiquario che possedeva questa carta tra i vari pezzi della sua collezione; più che una carta geografica costituiva una sorta di carta stradale essendo peraltro priva di indicazioni riguardanti la longitudine e la latitudine. Era piuttosto una guida pratica per il viaggiatore.